Ciò che conta davvero per i mercati nel secondo semestre
L’IA è chiaramente il tema dominante, ma gli investitori dovranno considerare altri fattori per avere una visione più completa del secondo semestre. L’inflazione giocherà un ruolo nella strategia, ma rappresenta una preoccupazione maggiore sul fronte del reddito fisso, poiché solo il 27% degli strategist ritiene che essa possa arrestare il rally azionario.
La sua persistenza manterrà probabilmente i tassi in un intervallo più elevato, e solo due intervistati su dieci (21%) pensano che i mercati potrebbero ricevere una spinta da un taglio a sorpresa dei tassi. La buona notizia è che i mercati si sono dimostrati resilienti – se non addirittura ostinati – e solo il 6% prevede un mercato orso (bear market) nel secondo semestre.
Date le attuali incertezze geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, il conflitto avrà effetti prolungati sui mercati. Nel complesso, il 52% ritiene che i titoli della difesa beneficeranno dell’aumento della spesa militare a livello globale. Pochi strategist pensano che questo cambierà la leadership di mercato, poiché solo il 36% ritiene che la guerra guiderà una più profonda dispersione regionale.
Chi salirà sul podio?
Da gennaio a giugno, il Giappone è stato il mercato che ha registrato i maggiori guadagni, offrendo rendimenti del 40,36% a metà anno1. Solo il 6% degli strategist ritiene che questa corsa proseguirà.
Nel primo semestre, il Nikkei ha beneficiato dell’entusiasmo per l’IA che ha alimentato i mercati globali. Una crescita interna più solida, le continue riforme della governance societaria e il rinnovato interesse degli investitori hanno dato ulteriore slancio al rally, traducendosi in un guadagno superiore al 30%1.
Dopo una corsa così forte, molti strategist ritengono che gran parte del potenziale di rialzo sia già scontato nei prezzi. Prevedono inoltre che la leadership di mercato si sposterà nuovamente verso le azioni statunitensi, dove l’IA e i titoli growth a grande capitalizzazione rimangono la scelta privilegiata.
Gli strategist non stanno assumendo una visione negativa sul Giappone; ritengono piuttosto che la maggior parte delle buone notizie alla base del forte rally del Nikkei nel primo semestre sia già incorporata nelle quotazioni. Con l’IA che si conferma il principale motore del mercato, molti intravedono un maggiore potenziale di rialzo negli Stati Uniti, dove le aziende al centro dell’ecosistema dell’IA continuano a guidare la crescita degli utili e la performance dei mercati. Di conseguenza, il 42% prevede che l’S&P 500® sovraperformerà tutti gli altri listini.
Gli Stati Uniti si confermano i netti favoriti, ma gli strategist ravvedono opportunità anche altrove. I mercati emergenti ex-Cina si posizionano al secondo posto (seppur distanziati), con il 18% degli intervistati che prevede saranno questi a guidare i rendimenti. L’Europa (15%), la Cina (9%) e l’America Latina (9%) raccolgono ciascuna un moderato consenso, suggerendo che gli strategist vedano del potenziale in tali aree. Tuttavia, il sentiment non è abbastanza forte da insidiare gli Stati Uniti come destinazione d’elezione per la crescita.
Le ragioni contro la liquidità
La tensione degli investitori rimane elevata a fronte dell’incertezza geopolitica, dei timori legati all’inflazione e della volatilità dei mercati, spingendo molti a considerare uno spostamento verso la liquidità. Gli strategist avvertono che tale scelta potrebbe rivelarsi costosa, sottolineando che la liquidità lascia gli investitori esposti al rischio di inflazione (67%), potrebbe non offrire rendimenti sufficienti a raggiungere gli obiettivi a lungo termine anche in presenza di tassi elevati (52%) e rischia di far perdere opportunità più interessanti in altre aree del mercato (45%).
La leadership di mercato rimane quella nota
Sebbene la prima metà del 2026 sia stata caratterizzata da turbolenze geopolitiche e cambiamenti economici, gli strategist rimangono fedeli ai temi di leadership che hanno trainato i mercati negli ultimi due anni. Più di tre quarti degli intervistati (76%) si aspettano che le large cap sovraperformeranno le small cap, l’82% predilige lo stile growth rispetto al value e l’88% ritiene che il settore dell’IA continuerà ad accelerare nel secondo semestre. Solo il 12% pensa che la bolla sia sul punto di scoppiare.
L’outlook su base geografica è più sfumato. Sebbene due terzi (67%) si attendano che le azioni statunitensi sovraperformeranno, gli strategist continuano a individuare opportunità anche altrove. I mercati emergenti ex-Cina si posizionano come l’alternativa più popolare, seguiti dall’Europa, mentre la Cina e l’America Latina continuano ad attrarre il consenso degli investitori che guardano oltre i mercati sviluppati.
La tecnologia si conferma il comune denominatore. Negli Stati Uniti, il 61% prevede che l’Information Technology (IT) sarà il settore con le migliori performance, senza che nessun altro comparto ottenga più del 10% delle preferenze. Il sentiment è analogo in Asia, dove gli strategist indicano a loro volta la tecnologia come la principale fonte di leadership di mercato.
L’Europa offre un quadro più equilibrato. I titoli finanziari ricevono il maggior sostegno (27%), seguiti dalla difesa (24%) e dalla tecnologia (18%), suggerendo che gli investitori intravedano molteplici percorsi di sovraperformance, via via che i tassi più elevati, le preoccupazioni per la sicurezza e gli investimenti digitali ridisegnano l’insieme delle opportunità della regione.
L’America Latina si distingue da ogni altra area geografica. In questa regione, gli strategist indicano i materiali di base (33%) e l’energia (27%) come i principali motori di performance, riflettendo l’esposizione dell’area alla domanda globale di materie prime e risorse naturali. Un ulteriore 12% guarda al settore industriale per la leadership.