Gli Strategist Natixis sono concordi sui rischi, ma si dividono su due fronti nel delineare l'evoluzione della situazione negli ultimi mesi del 2020
Sulla scia dell'ondata di vendite più rapida e netta di sempre, seguita dal rimbalzo più veloce della storia, gli investitori sono alle prese con una domanda cruciale: e adesso che cosa succederà?

Dopo esserci lasciati alle spalle il momento peggiore della tempesta finanziaria, abbiamo consultato i vari esperti della famiglia Natixis Investment Managers per trovare una risposta e per prospettare ciò che i mercati, l'economia e le elezioni USA ci potrebbero riservare da qui alla fine dell'anno.

Abbiamo sondato le opinioni di 36 strategist, economisti e gestori di portafoglio di Natixis Investment Managers, di 14 delle sue affiliate di gestione e di Natixis Corporate & Investment Banking; abbiamo così riscontrato un ampio consenso riguardo ai rischi all'orizzonte e ad alcune probabili conseguenze a lungo termine di questa crisi ma, allo stesso tempo, abbiamo constatato una spaccatura impressionante sulle implicazioni di questa situazione per gli asset di rischio nei mesi a venire.

Gli strategist si dividono sugli asset di rischio
Mentre vi è una generale convergenza sul percorso graduale e faticoso che ci separa dalla ripresa economica e sui rischi che ci attendono, le opinioni si dividono sugli effetti che si produrranno sugli asset di rischio negli ultimi mesi del 2020: il 53% degli intervistati si aspetta un'ondata di vendite, mentre il 47% prevede che il recupero del mercato azionario proseguirà fino a tutto dicembre.

Gli strategist si dividono sugli asset di rischio

“Sappiamo che gli investitori non sono ottimisti sui fondamentali. E molti dubitano della sostenibilità del recupero, facendo salire gli indicatori tecnici; penso perciò che il vero banco di prova per il mercato consisterà nel riuscire a ritagliarsi margini di miglioramento” dichiara Jack Janasiewicz, CFA®, SVP, Portfolio Manager e Portfolio Strategist di Natixis Investment Managers.

La ripresa è partita, ma la strada è ancora lunga
Dopo la contrazione record che si è abbattuta sull'economia, gli strategist Natixis pensano che la ripresa potrà concretizzarsi in forme diverse. Nel complesso, il sentiment si orienta verso prospettive relativamente ottimistiche, ma su un punto non c'è discussione: solo pochi pensano che tutto questo si realizzerà in tempi rapidi.

Nonostante il rimbalzo già in atto e le misure di sostegno di bilancio e monetario senza precedenti, un terzo degli strategist prevede che la riforma seguirà un andamento a W, dando quindi per scontata una nuova fase di deterioramento economico. È interessante notare che questa opinione è condivisa sia da chi prevede un rimbalzo, sia da chi ipotizza una fase di elevati flussi di vendite, tanto da non lasciare dubbi sul fatto che la seconda discesa ci sarà, anche se in tempi ancora non definibili.

Circa la metà (44%) ritiene che, nonostante la ripresa sia già avviata, lo slancio iniziale è probabilmente destinato ad esaurirsi, per cui si otterrà un grafico più simile allo Swoosh, l'ineffabile baffo della Nike, o a una radice quadrata.

Benché il mercato si sia ripreso velocemente, pochi si aspettano che l'economia riuscirà a fare altrettanto e meno del 3% (per l'esattezza il 2,8%) prevede una ripresa rapida a V.

Il COVID nettamente al primo posto tra i rischi di mercato
Nel sondare quali siano i rischi all'orizzonte, non sorprende che la prima preoccupazione degli investitori sia una seconda ondata di COVID. Mentre gli esperti di salute pubblica avvertono che i rischi di una potenziale seconda ondata potrebbero aumentare in autunno e all'inizio dell'inverno, in concomitanza con la stagione influenzale, l'86% degli intervistati assegna al COVID un punteggio di rischio elevato "superiore a 5", con rischio medio pari a 7,5.

“Pur avendo alzato l'asticella che decreterebbe la chiusura delle economie, non si può ignorare che, se le strutture sanitarie fossero travolte da una seconda ondata, ci potrebbero essere chiusure localizzate o, addirittura, nazionali” osserva Craig Burelle, Macro Strategist di Loomis Sayles. “In tal caso, anche se, con nuove misure di stimolo all'economia, si tentasse di ovviare alla carenza di flussi finanziari per le persone e le aziende, probabilmente l'economia mondiale sarebbe colpita da un'altra ondata di fallimenti, mettendo a dura prova i mercati finanziari”.

Tuttavia, accanto al rischio sanitario e ai timori di un secondo lockdown, gli strategist vedono profilarsi anche una serie di rischi politici e geopolitici. Sempre l'86% degli intervistati assegna alle relazioni USA-Cina un rischio "superiore a 5", pur con un rischio complessivo (rischio medio: 6,5) inferiore a quello attribuito a una seconda ondata. Seguono in classifica gli altri rischi nazionali o internazionali, nell'ordine il commercio mondiale (con rischio "superiore a 5" per tre quarti degli strategist) e, appena sotto, le elezioni USA (rischio "superiore a 5" per due terzi degli intervistati). Mentre un terzo degli strategist attribuisce un basso rischio ("inferiore a 5") al mancato completamento delle misure di stimolo all'economia, il 58% continua a essere preoccupato dell'attuale paralisi del Congresso (rischio “superiore a 5”), mentre un terzo la considera una condizione di massimo rischio (“superiore a 7”).

Il COVID nettamente al primo posto tra i rischi di mercato

Pur mostrandosi indifferenti, in generale, ai rischi di mercato dovuti a interferenze esterne nelle prossime elezioni presidenziali USA (rischio medio: 3,5), i nostri strategist si attendono che, nell'ultimo trimestre, la volatilità politica sarà particolarmente alta.

Gli strategist prevedono un melodramma elettorale
Mentre lo stallo dei negoziati sulla Brexit sembra non destare preoccupazioni, le elezioni negli Stati Uniti sono, naturalmente, l'evento politico su cui saranno puntati tutti gli occhi il prossimo autunno. In quella che si preannuncia come una stagione elettorale combattuta all'ultimo voto, le previsioni dei nostri strategist indicano chiaramente una vittoria di Biden (78%), ma vi è poca convinzione sull'esito della competizione all'interno del Congresso. In pratica, “è troppo presto per capire” oppure “un'ipotesi vale l'altra”.

Sono forse più significative le riflessioni sul modo in cui l'opinione pubblica americana accoglierà il risultato, qualunque esso sia. Molti degli intervistati invitano a stare in guardia: infatti il 50% si aspetta che il risultato sarà contestato, mentre un altro 50% prevede che le elezioni sfoceranno in un periodo di tensioni sociali.

Sul piano dell'impatto politico sull'economia e sui mercati, i nostri strategist sono complessivamente concordi su quale sia il candidato che porterà i risultati più positivi: una larga maggioranza (75%) ritiene infatti che la vittoria di Biden sarebbe più propizia per il commercio mondiale. Stesso responso per il rischio geopolitico. Infine, il 61% ritiene che un'affermazione dei Democratici gioverebbe di più all'economia globale.

È interessante però notare che, pur assegnando un vantaggio a Biden su questi aspetti, la maggioranza pensa invece che la vittoria di Trump sarebbe preferibile per il mercato azionario, posizione che non deve sorprendere se si considerano le prospettive di riduzione delle imposte per le società e la percezione di una politica favorevole alle imprese da parte dell'attuale Presidente. Riguardo al mercato obbligazionario gli strategist non si sbilanciano molto, dimostrando un atteggiamento che, probabilmente, riflette la forza della Fed e l'opinione che i tassi saranno addirittura più bassi per lungo tempo, a prescindere da chi siederà nello Studio Ovale.

Gli strategist prevedono un melodramma elettorale

Vincitori e vinti scontati
In linea con le attese generali del mercato, gli strategist indicano con chiarezza i vincitori e i vinti. I tre vincitori in vetta alla classifica rispecchiano in modo evidente la convinzione che i cambiamenti recenti saranno accelerati dalla pandemia. Gli strategist sono unanimi nell'indicare un vincitore nel campo tecnologico. Analogamente, il 94% prevede che, andando avanti, il settore della salute diventerà ancora più strategico per i responsabili politici. Staccate di poco, al terzo posto, le imprese strutturate sullo smart working (91%). L'indicazione più sorprendente arriva invece dal ruolo della pandemia quale elemento rivelatore della resilienza degli investimenti ESG (a contenuto ambientale, sociale e di governance).

Nel complesso, nei primi sei mesi dell'anno le strategie d'investimento ESG hanno dimostrato il proprio carattere difensivo, facendo quindi crescere sensibilmente l'interesse verso questo tipo di investimento, indicato con convinzione come vincente dal 91% degli strategist. In particolare, il 75% degli intervistati ritiene che l'investimento ESG diventerà più rilevante e acquisirà un ruolo centrale per effetto di questa crisi.

Vincitori e vinti scontati

“Esaminando i flussi d'investimento e la propensione dei clienti, questo fenomeno, prima essenzialmente europeo, sembra essere penetrato in modo significativo anche in Asia e negli Stati Uniti. Se si aggiunge poi la forte performance recente e il fatto che molti gestori di patrimoni oggi consigliano l'approccio (ESG), penso che in futuro potremo contare su una combinazione fortissima" dichiara Jens Peers, CEO e CIO di Mirova US.1

Con milioni di persone a casa e proiezioni di un percorso lento verso la ripresa economica, in cima agli sconfitti troviamo le attività tradizionali per il tempo libero (85%) e i viaggi (83%). Anche l'energia, già alle prese con sfide particolarmente insidiose dal primo trimestre 2020, viene considerata un probabile sconfitto dal 77% degli intervistati.

Secondo i nostri strategist, il coronavirus produrrà anche differenze profonde nel settore immobiliare. Molte famiglie scelgono infatti di abbandonare la città per trasferirsi in aree meno densamente popolate; per due terzi degli intervistati, la tendenza alla deurbanizzazione permette quindi di collocare tra i vincitori anche il mercato della casa. Ma la tendenza a lavorare da casa e l'affermazione del commercio on-line, che hanno contribuito al successo del settore tecnologico, sanciscono anche, per il 94% degli intervistati, la netta sconfitta dell'immobiliare per uso commerciale nel mercato post-COVID.

Soluzioni immediate. Conseguenze durature.
Man mano che la crisi sanitaria causata dal COVID assumeva le proporzioni di una crisi del mercato, i responsabili politici hanno risposto con livelli strabilianti di stimoli all'economia, mentre le banche centrali sono intervenute tempestivamente con tagli dei tassi d'interesse e programmi di acquisto di attivi che hanno aiutato a impedire che la crisi del mercato si tramutasse in una nuova crisi finanziaria mondiale.

In un'ottica di lungo periodo, i nostri strategist scorgono due rischi significativi in queste misure fondamentali nel breve termine: in particolare, due terzi considerano che la rapida crescita dei livelli di indebitamento pubblico costituisca un rischio rilevante, mentre un altro 42% reputa rischioso anche un contesto di bassi rendimenti che non lascia spazio al risparmio.

“Gli effetti a lungo termine di questi fattori incideranno sulla sicurezza previdenziale globale. Che si tratti dei pensionati che cercano di generare reddito, delle casse di previdenza impegnate a erogare prestazioni pensionistiche o dei responsabili politici alle prese con decisioni di finanziamento, i tassi bassi e i livelli di indebitamento elevati potrebbero contribuire a fare aumentare i rischi” sottolinea Dave Goodsell, Executive Director del Natixis Center for Investor Insight.

In conclusione, è chiaro che siamo ancora in piena pandemia; secondo gli intervistati, ci vorrà ancora molto tempo (secondo il 36%, bisognerà aspettare, almeno, fino al 2022) prima di poter tornare ai comportamenti del passato ed è probabile che alcuni settori, come il lavoro da casa e i viaggi d'affari, non torneranno più indietro (salvo queste eccezioni, per il 61% degli intervistati questo recupero è invece ipotizzabile nel 2021).

Indagine Natixis Strategist Outlook
L'indagine Natixis Strategist Outlook raccoglie le risposte di 36 esperti (24 rappresentanti di 14 società di gestione affiliate di Natixis, 6 rappresentanti di Natixis Investment Managers e 6 rappresentanti di Natixis Corporate & Investment Banking).

  • Michael Acton, CFA®, Managing Director, Head of Research, AEW Capital Management
  • Carl Auffret, CFA®, Fund Manager, European Growth Equity, DNCA Investments2
  • Pierre Barral, Head of Absolute Return Portfolio Management, Natixis Investment Managers Solutions
  • Benito Berber, Chief Economist for Latin America, Natixis Corporate & Investment Banking
  • Axel Botte, Global Strategist, Ostrum Asset Management
  • Michael Buckius, CFA®, Chief Investment Officer, Gateway Investment Advisers
  • Craig Burelle, Macro Strategies Research Analyst, Loomis Sayles
  • Rafael Calvo, Managing Partner, Head of Senior Debt and Co-Head of Origination, MV Credit
  • François-Xavier Chauchat, Global Economist and member of the Investment Committee, Dorval Asset Management
  • Isaac Chebar, Fund Manager, European Value Equity, DNCA Investments2
  • Elisabeth Colleran, CFA®, Portfolio Manager, Emerging Markets Debt Team, Loomis Sayles
  • Mounir Corm, Deputy Chief Executive Officer and Founding Partner, MV Credit
  • Carmine de Franco, PhD, Head of Fundamental Research, Ossiam
  • Esty Dwek, Head of Global Market Strategy, Natixis Investment Managers Solutions
  • Alicia García-Herrero, Chief Economist for Asia Pacific, Natixis Corporate & Investment Banking
  • James Grabovac, CFA®, Investment Strategist, Municipal Fixed Income Team, Loomis Sayles
  • Alexander Healy, PhD, Chief investment Officer and Portfolio Manager, AlphaSimplex Group
  • Jack Janasiewicz, CFA®, SVP, Portfolio Manager & Portfolio Strategist, Natixis Investment Managers
  • Kathryn Kaminski, PhD, CAIA, Chief Research Strategist & Portfolio Manager, AlphaSimplex Group
  • Brian P. Kennedy, Portfolio Manager, Full Discretion Team, Loomis Sayles
  • Karen Kharmandarian, Chairman and Partner, Thematics Asset Management
  • Ibrahima Kobar, Deputy CEO, Global CIO, Ostrum Asset Management
  • Troy Ludtka, US Economist, Cross Asset Research, Natixis Corporate & Investment Banking
  • Garrett Melson, CFA®, Portfolio Strategist, Natixis Investment Managers
  • Jean-Charles Mériaux, Chief Investment Officer and Fund Manager, DNCA Investments2
  • Jens Peers, CFA®, CEO and CIO, Mirova US1
  • Alex Piré, CFA®, Market Strategist and Head of Client Portfolio Management, Seeyond3
  • Cyril Regnat, Head of Research Solutions, Natixis Corporate & Investment Banking
  • Jean François Robin, Global Head of Research, Natixis Corporate & Investment Banking
  • Lynne Royer, Portfolio Manager, Head of Disciplined Alpha Team, Loomis Sayles
  • Dirk Schumacher, Head of European Macro Research, Natixis Corporate & Investment Banking
  • Lynda L. Schweitzer, CFA®, Portfolio Manager, Co-Team Leader of Global Fixed Income Team, Loomis Sayles
  • Christopher Sharpe, CFA®, SVP, Portfolio Manager, Natixis Investment Managers
  • Nuno Teixeira, Head of Diversified Beta Portfolio Management, Natixis Investment Managers Solutions
  • Hans Vrensen, CFA®, MRE, Managing Director and Head of Research & Strategy, AEW Europe
  • Chris D. Wallis, CFA®, CPA, CEO, CIO, Senior Portfolio Manager, Vaughan Nelson Investment Management
1 Operativa negli Stati Uniti attraverso Mirova U.S., LLC (Mirova US). Anteriormente al 1 aprile 2019, Mirova operava attraverso Ostrum Asset Management U.S., LLC (Ostrum US).

2 Marchio di DNCA Finance.

3 Operativa negli Stati Uniti attraverso un accordo di partecipazione con Natixis Advisors, L.P.

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Il presente documento viene fornito esclusivamente a fini informativi e non ha valore di consiglio d'investimento. Le analisi e le opinioni presentate si riferiscono a luglio 2020 e possono variare in funzione della situazione del mercato e di altre condizioni. Non vi è garanzia che la situazione evolverà secondo queste previsioni e i risultati reali potrebbero quindi differire da quanto qui prospettato.