A meno di due settimane dalle elezioni statunitensi, i sondaggi indicano una vittoria di Biden, sebbene non si possa escludere una seconda presidenza Trump. In questo numero di Insights, esaminiamo i vari risultati possibili e le loro implicazioni per i mercati.

L’onda blu
Non soltanto i sondaggi annunciano sempre più una vittoria di Biden, ma indicano anche probabilità crescenti di una vera e propria “onda blu”, con i Democratici che si aggiudicano la Casa Bianca ed acquisiscono il controllo del Senato e della Camera dei Deputati. Nei sondaggi nazionali che rappresentano il voto popolare, Joe Biden ha circa 10 punti di vantaggio su Donald Trump. Naturalmente, ciò che conta davvero è il Collegio elettorale, e i sondaggi negli Stati “in bilico” indicano un vantaggio di circa 4 punti. Se i Democratici dovessero aggiudicarsi il Senato, ci sarebbe sempre la questione di avere una maggioranza sufficiente ad evitare l'ostruzionismo, ma il controllo della Casa Bianca e delle due Camere consentirebbe loro di far approvare facilmente le proprie priorità politiche ed apportare cambiamenti significativi sia per gli Stati Uniti che su scala mondiale.

Lo stimolo fiscale arriverà, ma la tempistica e l’entità del pacchetto possono variare
Lo stimolo fiscale arriverà, ma la tempistica e l’entità del pacchetto possono variare
Fonte: Natixis IM Solutions, 22 ottobre 2020

In generale, i Repubblicani sono considerati come più favorevoli al settore delle imprese; tuttavia, nell’attuale contesto, ciò che conta è solo la spesa pubblica. In effetti, la questione più urgente dal punto di vista dei mercati è lo stimolo fiscale. Nel momento in cui scriviamo, sembra poco probabile che si possa raggiungere un accordo prima delle elezioni; di conseguenza, un’eventuale onda blu implicherebbe un’attesa più lunga ma un pacchetto fiscale molto più consistente. In effetti, Biden e i Democratici parlano di circa 2.000 - 2.500 miliardi di Dollari di stimolo supplementare, con circa 3.000 miliardi di investimenti nelle infrastrutture, nella sanità, nell’istruzione e nel clima, nel corso dei prossimi anni. Inoltre, nel contesto pandemico globale gli abituali timori sul debito pubblico e sul deficit si sono dissipati e quindi, anche se ad un certo punto potrebbero riaffiorare dei dubbi su come finanziare tutto questo stimolo, per il momento i mercati sono focalizzati sui fattori positivi.

La preoccupazione dei mercati si concentra invece sulle imposte. Biden ha già annunciato di volere aumentare l’aliquota d’imposta sulle società dal 21% al 28% (a metà strada rispetto al taglio dell’aliquota applicata prima di Trump), con un tasso di imposizione minimo del 15%, e di aumentare l’imposta sui redditi esteri. Nel complesso, queste misure dovrebbero comportare una diminuzione del 9% - 10% degli utili dell’S&P 500.

Il mercato si aspetta che questo incremento sia rimandato, ma un rinvio è a nostro avviso poco probabile, poiché la forte spesa prevista da Biden dovrà essere finanziata e i Democratici vorranno evitare di aumentare le tasse nel 2022, proprio alla vigilia delle elezioni di metà mandato. Crediamo che il mercato sconti già alcune di queste aspettative sull’aumento delle imposte, ma non interamente.

Il tasso di imposizione statunitense sarebbe molto meno competitivo
Il tasso di imposizione statunitense sarebbe molto meno competitivo
Fonte: Deloitte, Natixis IM Solutions, 22 ottobre 2020

Inoltre, sembra che ci sia un certo ottimismo sui rapporti tra Cina e Stati Uniti sotto una presidenza Biden.

Nonostante ciò, pensiamo che le relazioni sino-americane resteranno tese. Certo, potrebbero essere più fluide, e ci sarebbe una minore incertezza in termini di tweet e di dazi. Inoltre, è probabile che i dazi vengano ridotti, dato che Biden li ritiene penalizzanti per gli agricoltori americani.

Nondimeno, la guerra fredda tecnologica non è una questione faziosa e le tensioni permarranno indipendentemente da chi si insedierà alla Casa Bianca. È probabile che una presidenza Biden utilizzi un approccio più multilaterale ed ottenga il sostegno degli omologhi europei, ma la pressione è destinata a perdurare.

Tuttavia, per il momento non siamo preoccupati per il settore tecnologico. Il recente annuncio dei Democratici su una riforma delle norme antitrust dovrebbe comportare sviluppi molto lenti, e non riteniamo che le dimensioni dei colossi tecnologici possano rappresentare la preoccupazione iniziale di una possibile presidenza Biden. È più probabile che si intervenga a livello di regolamentazione del settore e di protezione della privacy, piuttosto che sulle dimensioni delle società. In effetti, ci aspettiamo che il settore tecnologico, insieme a quello sanitario, continui a figurare tra i vincenti nel lungo periodo.

I mercati si stanno effettivamente preparando a questo scenario, ma non crediamo che, nell’attuale fase, le sue implicazioni siano pienamente scontate nei prezzi. Le speranze su un presidente più tradizionale e meno impulsivo sarebbero esaudite, ma persisterebbero le questioni politiche e fiscali. Le prospettive di crescita per il 2021 ne uscirebbero rafforzate e il “trade della riapertura” subirebbe un’accelerazione, sostenendo i titoli ciclici, anche se è poco probabile che si tratti di un cambiamento strutturale a lungo termine, a meno che la curva dei rendimenti non registri un significativo irripidimento.

I rendimenti hanno cominciato a muoversi
I rendimenti hanno cominciato a muoversi
Fonte: Bloomberg, Natixis IM Solutions, 22 ottobre 2020

I rendimenti dovrebbero aumentare in funzione delle previsioni di spesa, il che rafforzerebbe le aspettative di inflazione, anche se crediamo che la Federal Reserve ne limiterebbe l’incremento. Tuttavia, un aumento eccessivamente rapido dei rendimenti potrebbe comportare delle difficoltà per i mercati azionari.

Status quo
I sondaggi indicano l’onda blu come lo scenario più probabile, ma il Presidente Trump potrebbe essere rieletto e i Repubblicani potrebbero continuare a controllare il Senato, mantenendo il Congresso diviso e l’attuale stallo politico. Un tale scenario potrebbe suscitare timori per il piano di stimolo fiscale; tuttavia, è probabile che anche in questo caso si possa ottenere il piano di stimolo di fase 4 entro fine anno, ma la sua entità sarebbe quella attualmente dibattuta, pari a circa 1.500 - 1.800 miliardi di Dollari.

Dal punto di vista del mercato, questo risultato non modificherebbe significativamente le prospettive. Le preoccupazioni riguardo alla Cina potrebbero riemergere, e il presidente Trump potrebbe adottare ulteriori provvedimenti su questo fronte, facendo aumentare la volatilità. Tuttavia, i rendimenti resterebbero bassi, le banche centrali continuerebbero a fornire un supporto straordinario e le prospettive in termini di redditività delle imprese sarebbero migliori, grazie ad aliquote d’imposta contenute e alle scarse prospettive in materia di regolamentazione.

Un Congresso diviso
Considerando che, per quanto riguarda le elezioni per il Senato, diversi seggi sono ancora in bilico, non si può escludere che i Repubblicani mantengano la maggioranza anche nel caso di una vittoria di Biden. In tal caso, ci ritroveremmo in una situazione simile a quella attuale, con un Congresso diviso. In questo scenario, il Senato avrebbe il potere di bloccare i piani di spesa più importanti per i Democratici, anche se si prevede la presentazione di un pacchetto di bilancio. È inoltre probabile una qualche forma di investimenti infrastrutturali, in quanto la questione beneficia del supporto di entrambi i partiti. Anche in questo caso, riteniamo che la reazione dei mercati sarebbe relativamente contenuta, in quanto le tendenze più estreme rimangono limitate su entrambi i fronti.

Lo scenario peggiore
A nostro avviso, lo scenario più pessimistico per i mercati sarebbe una seconda presidenza Trump con un Congresso sotto il controllo dei Democratici, che avrebbero il potere di bloccare quasi tutte le politiche di Trump; ciò creerebbe una situazione di stallo/veto che consentirebbe di fare molto poco, con il conseguente ricorso a numerosi decreti esecutivi. I timori relativi alle misure di stimolo fiscale, alla Cina e ad altri paesi continuerebbero probabilmente a pesare sul sentiment degli investitori, esarcerbando l’incertezza e la volatilità.

Ignorare il “rumore” di mercato
Un’onda blu sembra essere lo scenario più probabile in questo momento, ma potrebbero concretizzarsi molti altri scenari. In effetti, non abbiamo discusso uno scenario di contestazione del risultato elettorale, poiché crediamo che sia meno probabile di quanto suggerisca il trambusto mediatico attorno a questa ipotesi, ma naturalmente un’incertezza prolungata peserebbe sui mercati. Infine, guardando oltre le elezioni, crediamo che i fattori di supporto a medio termine degli asset rischiosi non dipendano interamente dall’esito del voto.

In effetti, ciò che a nostro avviso conterà davvero è che lo stimolo fiscale arriverà (in maggiore misura con i Democratici) indipendentemente dall’esito delle elezioni. Le banche centrali manterranno politiche monetarie ultra-accomodanti ancora a lungo, con la previsione di ulteriori acquisti di asset da parte della Banca Centrale Europea e della Banca d’Inghilterra, ed eventualmente della Federal Reserve se le aspettative di inflazione non aumenteranno (il che dipenderà probabilmente dall’entità della spesa pubblica annunciata all’inizio del prossimo anno). C’è molta liquidità “in attesa” e le previsioni di utili per il 2021 sono solide. Anche se la pandemia non è ancora sotto controllo, le aspettative sulla disponibilità di vaccini e di terapie per il coronavirus per l’anno prossimo stanno migliorando e la ripresa economica proseguirà, seppure in modo disomogeneo. Restiamo quindi positivi sugli asset rischiosi e guardiamo oltre la potenziale volatilità delle prossime settimane.

Questo materiale viene fornito solo a scopo informativo e non deve essere interpretato come una consulenza d’investimento. Le opinioni e i pareri espressi sono aggiornati ad ottobre 2020 e possono variare in base alle condizioni di mercato o altri fattori.

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