Nel 2023, l'innominabile "recessione" è una parola sempre più presente nei consigli di amministrazione, in Borsa e nelle famiglie. Ma che cosa significa veramente per gli investimenti?

Il timore che la peggiore inflazione degli ultimi 40 anni resti alta, con l'economia bloccata in uno scenario di bassa crescita, ha gettato un'ombra sulle prospettive per il 2023.

Non va dimenticato che oggi buona parte della popolazione attiva dei paesi avanzati non ha mai convissuto con aumenti dei prezzi così forti, né con la prospettiva di dover continuare ad alzare i tassi d'interesse per riportare l'inflazione sotto controllo. In effetti, c'è un'intera generazione che non ha mai conosciuto un periodo con prezzi delle azioni che non salgono, inflazione bassa e tassi d'interesse bassi.

Il mondo è cambiato e la parola "recessione" è tornata all'ordine del giorno. Ma è scontato che ci sarà una recessione. E, se ci sarà, non colpirà tutti gli investitori allo stesso modo.

In termini tecnici, si ha "recessione" quando il Prodotto Interno Lordo (PIL) – che misura le dimensioni e lo stato di salute dell'economia di un paese in un determinato periodo di tempo – scende per due trimestri consecutivi.

Tuttavia, in senso più generale e secondo la definizione dello US National Bureau of Economic Research, per recessione s'intende una contrazione significativa dell'attività economica che si protrae per vari mesi.

Le recessioni possono essere accompagnate da molteplici fattori, tra cui l'aumento della disoccupazione, il calo dei consumi e il ribasso del prezzo delle azioni. Può verificarsi anche un aumento del numero di fallimenti e di insolvenze sui prestiti.

Le cause possono essere riconducibili a fattori esterni quali guerre, calamità naturali o cambiamenti di politica nazionale. Per esempio, una guerra può ripercuotersi negativamente sul commercio e sulla domanda di beni e servizi.

Inoltre, alcuni settori dell'economia possono essere più colpiti di altri. Durante la recessione del 2008-2009, ad essere particolarmente colpiti furono il settore finanziario1 e il mercato abitativo: gli Stati Uniti videro evaporare 19,2 trilioni di dollari di ricchezza,2 mentre i prezzi delle case scesero in media del 40%.3

Le recessioni possono anche essere di gravità diversa. Le recessioni più profonde e più lunghe sono spesso chiamate "depressioni" o, come spiegava l'ex presidente americano Harry S. Truman: "Si è in recessione quando il nostro vicino perde il lavoro; invece, si è in depressione quando a perdere il lavoro siamo noi".

Possono anche portare al crollo dei mercati: per esempio, nell'ottobre 1929 le azioni quotate a Wall Street precipitarono dopo il boom speculativo registrato nei "ruggenti Anni Venti". Nel giro di due giorni, l'indice industriale Dow Jones perse il 25%. Quando sprofondò ai minimi storici nel luglio 1932, il Dow Jones aveva già lasciato sul terreno l'89% e riuscì a riportarsi ai livelli del 1929 soltanto nel 1954.4

Ma non tutte le recessioni portano a un disastro sui mercati. In passato, in varie occasioni gli Stati Uniti hanno attraversato una recessione senza però subire un debilitante tracollo dei mercati.
Uno dei motivi è questo: storicamente, dopo una forte impennata dell'inflazione, c'è sempre stato bisogno di una recessione e di un aumento della disoccupazione perché l'inflazione potesse tornare a scendere.

In sostanza, l'inflazione esprime il tasso di aumento dei prezzi delle merci e dei servizi che acquistiamo quotidianamente, quali generi alimentari, benzina e prodotti di consumo. Le banche centrali possono alzare i tassi d'interesse nel tentativo di raffreddare l'economia e di riportare l'inflazione sotto controllo.

In teoria, alzando i tassi, una banca centrale può influenzare gli oneri finanziari a 360 gradi, dalle carte di credito ai mutui ipotecari. I tassi d'interesse più elevati limitano la massa di denaro disponibile per il credito e, con l'interruzione del flusso di debito conveniente per i consumatori e le imprese, i prezzi scendono perché le persone spendono meno per acquistare beni voluttuari e altri prodotti non essenziali, mentre le aziende licenziano per tagliare i costi.

La Bank of England, che di recente ha annunciato un rialzo di 0,75 punti percentuali portando i tassi al 4% (massimo rialzo dal 1989),5 ha dato il via a questi interventi nel 2022. Dal canto suo, la Federal Reserve (Fed), la banca centrale degli Stati Uniti, aveva iniziato ad alzare i tassi già prima e in modo molto più incisivo.

Questo perché gli Stati Uniti sono stati la prima grande economia a vedere riemergere l'inflazione. I primi segnali si erano manifestati nel 2021, in seguito alla massiccia iniezione di fondi nell'economia per contrastare la pandemia e alla conseguente riattivazione della spesa.

Successivamente l'inflazione ha iniziato ad attecchire anche in altri paesi: la forte domanda negli Stati Uniti ha fatto salire il prezzo del petrolio, mentre la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina all'inizio del 2022 ha colpito i mercati dell'energia e dei prodotti alimentari, soprattutto in Europa. La Fed ha risposto all'inflazione alzando i tassi d'interesse ai livelli massimi degli ultimi 15 anni, seguita a ruota da molti paesi nel mondo.

Si vede quindi come gli interventi della Fed possono influenzare notevolmente le decisioni delle banche centrali delle altre grandi economie mondiali. Il fattore tempo diventa dunque cruciale: fino a che punto e quanto velocemente la Fed dovrebbe alzare i tassi? E quando dovrebbe invertire la marcia e riabbassare i tassi per scongiurare il pericolo di una recessione?

Nell'estate del 2022, economisti, esperti di strategia di mercato e business leader puntavano il dito su quelle che ritenevano essere le mosse sbagliate compiute dalla Fed. Le rivolgevano sostanzialmente tre critiche:6

  • l'intervento della Fed per imbrigliare l'inflazione non era stato tempestivo
  • non era stata abbastanza aggressiva (nonostante la serie di rialzi dei tassi)
  • avrebbe dovuto prevedere l'arrivo della crisi.
Sono molti i segnali di avvertimento che esperti ed economisti tengono d'occhio per prevedere una potenziale recessione, per esempio la ridotta disponibilità delle banche a concedere prestiti (disponibilità di credito), l'impennarsi della disoccupazione e il rallentamento dell'edilizia residenziale.

Alcuni fanno riferimento al superindice Leading Economic Index (LEI), che The Conference Board pubblica da decenni. Questo indice guida è la sintesi di una serie di indicatori anticipatori dell'andamento dell'economia, quali la variazione dell'indice S&P 500, le richieste di sussidi di disoccupazione, i nuovi ordinativi nel settore manifatturiero e le nuove licenze edilizie.

Altri indicatori significativi:

Inversione della curva dei rendimenti
All'inizio del 2022, il rendimento dei Treasury a 2 anni ha superato quello dei Treasury decennali; si è così realizzato il fenomeno che gli economisti chiamano "inversione della curva dei rendimenti" che, storicamente, prelude a una recessione.

In pratica, il Tesoro USA emette titoli a breve e lungo termine. La curva (o struttura a termine) dei rendimenti confronta il rendimento dei buoni del Tesoro a breve termine (T-bills) con quello dei buoni a medio (T-notes) e lungo termine (T-bonds). Il Tesoro americano emette infatti bills con scadenza inferiore a un anno, notes con scadenza a due, tre, cinque e dieci anni e, infine, bonds con scadenza a 20 e 30 anni.

Di norma, a scadenza più lunga dovrebbe corrispondere un rendimento superiore, quale compensazione per il rischio legato al tempo in cui il denaro rimane immobilizzato. Quindi una normale curva dei rendimenti si inclina verso l'alto man mano che i rendimenti salgono lungo la durata del titolo. Quando però il presente preoccupa gli investitori più del futuro, la curva può invertirsi.

Le ultime sette recessioni – 1970, 1973, 1980, 1990, 2001, 2008 e 2020 – sono state tutte precedute da un'inversione della curva dei rendimenti.7 Spesso l'inversione segnala che la Fed ha alzato troppo i tassi a breve termine o che gli investitori preferiscono orientarsi sui bond a lungo termine piuttosto che su asset più rischiosi.

Gli utili delle società scendono
A gennaio 2023, il FTSE 100 – l'indice delle blue chip del Regno Unito – è sceso dello 0,4%, trascinato verso il basso dai titoli healthcare e delle materie prime, dopo che i dati avevano segnalato che la contrazione dell’attività economica del settore privato era stata la più veloce degli ultimi due anni.8 Il prezzo delle azioni rispecchia le previsioni degli utili futuri di un'azienda e, quando gli utili scendono, le aziende tagliano investimenti, personale e stipendi. Una traiettoria discendente dei mercati può quindi segnalare che l'economia si sta incamminando verso la recessione.

Cala la fiducia dei consumatori
Quando i cittadini e le imprese sono incerti sul futuro, tendono a ridurre la spesa e gli investimenti. Ne può conseguire una diminuzione della domanda di beni e servizi che, a sua volta, può determinare un calo della produzione e dell'occupazione.
In base al Chief Economists Outlook pubblicato dal World Economic Forum, oggi circa il 20% degli intervistati (il doppio rispetto alla precedente indagine che risale a settembre 2022) considera che la probabilità di una recessione globale sia molto elevata.

Analogamente, la Banca Mondiale ha abbassato drasticamente le previsioni di crescita per il 2023, in considerazione dell'intensificarsi dell'impatto dei rialzi dei tassi voluti dalle banche centrali, del protrarsi della guerra in Ucraina e dell'inceppamento dei principali motori dell'economia mondiale. Questa grande istituzione di finanziamento dello sviluppo prevede per il 2023 una crescita del PIL mondiale intorno all'1,7%, il livello più basso dal 1993 se si escludono le recessioni del 2009 e del 2020.10

Ma non tutti sono d'accordo. Gli economisti di Goldman Sachs non prevedono più una recessione nell'Eurozona, alla luce della maggiore resilienza dimostrata dall'economia di questa regione alla fine del 2022, del netto calo dei prezzi del gas naturale e del fatto che la Cina ha anticipato l'eliminazione delle restrizioni introdotte per arginare la pandemia.11

Sulla stessa linea, Jack Janasiewicz, Portfolio Manager e Lead Portfolio Strategist di Natixis Investment Managers Solutions, ritiene che negli Stati Uniti sia ancora possibile un "soft landing". Tra i 12 fattori che cita a supporto della sua tesi, Jack osserva che "Il mercato del lavoro resta solido, mentre i recuperi sul piano dell'occupazione e delle retribuzioni concorrono a moderare, senza schiacciarlo, il mercato del lavoro stesso”.12

In ultima analisi, è ben noto che le recessioni sono difficili da prevedere. Come segnalava un veterano dell'investimento del calibro di Peter Lynch: "Negli ultimi 50 anni, il mercato azionario non ha mai sbagliato nel prevedere la ripresa dell'economia. La sua capacità di previsione scende invece sotto al 50% quando si tratta di prevedere una crisi".13

A dicembre 2022, il presidente della Fed Jerome Powell ha dichiarato: "Penso che nessuno sappia se ci sarà una recessione o no... è semplicemente impossibile saperlo".14

Perfino ChatGPT, l'onnisciente chatbot lanciato da OpenAI a novembre 2022, non si azzarda a fare previsioni sull'eventualità di una recessione nel 2023.

Dice infatti: "Sono un modello linguistico e non sono in grado di prevedere gli eventi futuri, quindi neanche se nel 2023 ci sarà una recessione... Per di più, l'attuale situazione dell'economia mondiale è in costante cambiamento e potrebbe essere condizionata da eventi imprevedibili, rendendo ancora più difficile prevedere il futuro".
Naturalmente, le recessioni presentano rischi per gli investitori e possono avere notevoli ripercussioni sulla performance finanziaria. Ridurre l'esposizione verso determinati settori e segmenti di attività economica potrebbe quindi essere una scelta strategica intelligente.

Per esempio, i settori difensivi – salute, utility e beni di prima necessità – tendono ad avere una buona tenuta durante una recessione perché forniscono beni e servizi essenziali per i quali vi è richiesta a prescindere dalla congiuntura economica.

Analogamente, le obbligazioni sono considerate un'asset class più sicura perché offrono un flusso di proventi costante e possono proteggere dalla volatilità dei mercati azionari. Durante una recessione potrebbe quindi essere ragionevole investire in government bond USA o in obbligazioni corporate di alta qualità.

Infatti, se le banche centrali arrestassero il rialzo dei tassi entro la fine del primo trimestre 2023, si potrebbero aprire varie opportunità sul mercato Fixed Income, per esempio un aumento dell'esposizione alla duration (parametro che misura la sensitività di un'obbligazione alle variazioni di tasso d'interesse).

Sul fronte azionario, in genere le società Value hanno fondamentali forti (per esempio, riserve di liquidità elevate e bassi livelli di debito) che possono aiutarle a premunirsi contro le fasi economiche discendenti.

Non va mai dimenticato che una recessione è un rallentamento economico a breve termine e che, alla fine, i mercati si riprendono. Quindi, mantenete gli investimenti e, come sempre, assicuratevi di avere un portafoglio ben diversificato, in grado di resistere alla volatilità dei mercati.

ll confronto tra diversi modi di pensare genera grandi idee. E le idee portano opportunità.

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GLOSSARIO
  • Obbligazione (Bond) – Per "mercato obbligazionario" s'intende genericamente un mercato in cui gli investitori acquistano titoli di debito collocati sul mercato, cioè "emessi", da entità governative o società. Di norma, i governi nazionali "emettono" obbligazioni per rastrellare capitale destinato al pagamento del debito o al finanziamento di progetti infrastrutturali. Le società "emettono" obbligazioni per raccogliere il capitale necessario per proseguire l'operatività, sviluppare le proprie linee di prodotto o aprire nuove sedi.
  • Chatbot – Abbreviazione di "chatterbot"; si tratta di programmi informatici che simulano la conversazione umana attraverso comandi vocali o conversazioni scritte (text chat) o entrambe queste modalità.
  • Titoli obbligazionari (Fixed Income) – Asset class che distribuisce un livello prestabilito di liquidità agli investitori, in genere sotto forma di interesse fisso o di cedola, fino alla scadenza dell'investimento, cioè alla data concordata di termine dell'investimento, a cui corrisponde spesso il rimborso o il rinnovo dell'obbligazione. Alla scadenza, gli investitori rientrano in possesso del capitale investito, oltre all'interesse già percepito. I tipici investimenti obbligazionari includono le obbligazioni governative, le obbligazioni societarie e, in maniera crescente negli ultimi anni, le obbligazioni verdi o Green Bond. I titoli obbligazionari sono esposti ai rischi seguenti: rischio di credito, rischio di tasso (in genere, il rialzo dei tassi d'interesse determina la flessione del prezzo delle obbligazioni), rischio legato all'inflazione e alla liquidità.
  • Duration – Parametro che misura la sensitività di un'obbligazione alle variazioni di tasso d'interesse. Monitorando la duration, gli investitori possono riuscire a gestire efficacemente il rischio di tasso nei portafogli.
  • S&P 500 – Parametro di misura della performance del mercato azionario statunitense. È un indice "unmanaged" costituito da 500 titoli ordinari selezionati, tra l'altro, in base a capitalizzazione, liquidità e settore di appartenenza. Misura anche la performance del segmento Large Cap del mercato azionario USA.
  • Titoli a breve/lungo termine – I titoli obbligazionari forniscono agli investitori un flusso di interessi periodici fissi e l'eventuale rimborso a scadenza del capitale investito. Il Tesoro USA (US Treasury) garantisce le obbligazioni governative, che presentano quindi un rischio molto basso ma offrono anche rendimenti relativamente bassi. I titoli obbligazionari a breve termine includono i Treasury bill (T-bill), con scadenza entro un anno dall'emissione, mentre delle emissioni obbligazionarie a più lungo termine fanno parte i Treasury bond (T-bond) con scadenza trentennale.
  • Soft landing – Moderato rallentamento dell'economia successivo a un periodo di crescita. Quando perseguono un obiettivo di "soft landing", la Fed e le altre banche centrali alzano i tassi d'interesse per frenare l'inflazione. In passato, i cicli di rialzo dei tassi non hanno tuttavia garantito sempre un "soft landing" alla Fed. La probabilità di realizzarlo dipende dalla tempestività d'intervento in materia di politica monetaria.
  • The Conference Board – Istituto di ricerca senza fini di lucro che distribuisce informazioni di carattere economico alle organizzazioni sue associate. Fondato nel 1916, questo "think tank" economico è considerato una fonte autorevole di business intelligence ed è noto in particolare per i due indici Consumer Confidence Index (CCI) e Leading Economic Index (LEI).
  • Treasury note – Il Treasury note (T-note) è un titolo di debito governativo USA a tasso d'interesse fisso e con scadenza compresa tra due e dieci anni.
  • Treasury Bill – Il Treasury Bill (T-Bill) è un'obbligazione di debito a breve termine garantita dal Tesoro USA (US Treasury), con scadenza pari o inferiore a un anno. A scadenza più lunga corrisponde un maggiore tasso d'interesse per l'investitore.
  • Rendimento – Parametro che misura il rendimento realizzato su un investimento. Nel caso delle azioni, per rendimento s'intende lo stacco annuale di dividendo, espresso come percentuale del prezzo di mercato dell'azione. Nel caso delle obbligazioni, il rendimento è l'interesse annuale, espresso come percentuale del prezzo corrente di mercato.
  • Curva dei rendimenti – Si tratta essenzialmente di una curva che traccia l'andamento dei tassi d'interesse, in un determinato momento, delle obbligazioni con pari qualità creditizia ma diversa data di scadenza. La curva mostra la relazione tra i rendimenti delle obbligazioni per le diverse scadenze; questa relazione è ritenuta "normale" quando il rendimento delle obbligazioni a lungo termine è superiore a quello delle obbligazioni a breve termine. La curva dei rendimenti più diffusa mette a confronto gli US Treasury a tre mesi, due anni, cinque anni e trent'anni. Viene usata come riferimento per gli altri strumenti di debito presenti sul mercato, quali i tassi ipotecari e i tassi bancari attivi, oltre che per la previsione di variazioni della produzione economica e della crescita.
1 Fonte: Brookings, ‘Financial panic and credit disruptions in the 2007-09 crisis’, by Ben Bernanke, September 2018, https://www.brookings.edu/blog/ben-bernanke/2018/09/13/financial-panic-and-credit-disruptions-in-the-2007-09-crisis/
2 Fonte: U.S. Department of the Treasury. "The Financial Crisis Response in Charts," Page 3 of PDF, https://www.treasury.gov/resource-center/data-chart-center/Documents/20120413_FinancialCrisisResponse.pdf
3 Fonte: Federal Reserve Bank of St. Louis. S&P/Case-Shiller U.S. National Home Price Index, https://fred.stlouisfed.org/series/CSUSHPINSA
4 Fonte: BBC, October 2008, ‘Lessons from the 1929 stock market crash’, http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/7656949.stm
5 Fonte: Bank of England, MPC minutes, February 2023, https://www.bankofengland.co.uk/monetary-policy-summary-and-minutes/2023/february-2023
6 Fonte: CNBC, June 2022, https://www.cnbc.com/2022/06/18/here-are-three-things-the-feds-done-wrong-and-whats-still-not-right.html
7 Fonte: Federal Reserve Bank of St Louis, August 2018, The Yield Curve Versus the Unemployment Rate in Predicting Recessions
8 Fonte: Reuters, January 2023, FTSE 100 dips after weak data highlights recession risks
9 Fonte: WEF, January 2023, https://www.weforum.org/agenda/2023/01/global-recession-economic-outlook-2023/
10 Fonte: Reuters, January 2023, https://www.reuters.com/markets/world-bank-warns-global-economy-could-easily-tip-into-recession-2023-2023-01-10/
11 Fonte: Yahoo Finance, January 2023, Goldman No Longer Sees Euro-Area Recession as It Lifts Outlook
12 Fonte: LinkedIn, January 2023, Carve it Up
13 Fonte: Yahoo Finance, https://finance.yahoo.com/news/learning-peter-lynch-survive-market-181024634.html
14 Fonte: Transcript from press conference, Federal Reserve, December 2022, https://www.federalreserve.gov/mediacenter/files/FOMCpresconf20221214.pdf

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