IN SINTESI
  • La situazione sanitaria incide significativamente sulle prospettive di crescita europee, ma in modo più limitato su quelle statunitensi
  • La volatilità dovrebbe permanere per qualche tempo, ma le nostre previsioni a medio termine restano positive
  • Cerchiamo di guardare oltre le elezioni statunitensi e di concentrarci sui fattori che difficilmente potranno cambiare

Quadro generale

A pochi giorni dalle elezioni statunitensi, cerchiamo di guardare oltre il risultato del voto della prossima settimana e di concentrarci su quanto sappiamo – e che difficilmente potrebbe cambiare in misura significativa, indipendentemente dal prossimo inquilino della Casa Bianca.

I dati economici negli Stati Uniti stanno mostrando una buona tenuta, nonostante l’aumento dei contagi e l’assenza del prossimo piano di bilancio. Certo, i livelli di risparmio stanno diminuendo, ma i consumi tengono bene. Il mercato del lavoro registra un graduale miglioramento ed il mercato immobiliare è in piena espansione. Il quadro è persino migliore per l’economia cinese, con una serie di indicatori tornati al di sopra dei livelli del 2019 e la previsione di un PIL positivo per il 2020. Tuttavia, la preoccupazione per l’Europa è giustificata. Il forte aumento dei contagi ha condotto ad una flessione degli indici PMI, della fiducia dei consumatori e dell’inflazione, e l’adozione di nuove misure di lockdown, anche se meno drastiche, fa supporre che il quarto trimestre sarà più difficile del previsto. È probabile che le previsioni di crescita e di utili debbano essere riviste al ribasso, anche per il 2021.

Inoltre, è probabile che lo slancio fiscale si concentri nuovamente sugli Stati Uniti. Un certo numero di paesi europei ha già rafforzato od esteso le misure fiscali adottate, ma è difficile che ciò sia sufficiente, dato il lungo periodo di attività ridotta. L’UE dovrebbe approvare il Recovery Fund entro fine anno, ma occorrerà del tempo per la sua implementazione e i fondi stanziati potrebbero rivelarsi insufficienti. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, sappiamo che è imminente un nuovo pacchetto di stimolo fiscale, anche se una sua approvazione prima delle elezioni appare improbabile. L’entità della prossima fase di stimolo dipenderà dal risultato del voto, ma siamo convinti che saranno stanziati almeno 1.500 miliardi circa di Dollari, e più di 3.000 miliardi nell’eventualità di un’“onda blu”.

Anche se la spesa pubblica è il fattore più importante nell’attuale fase, possiamo sempre contare sulle banche centrali e sul loro supporto quasi illimitato. La Banca Centrale Europea e la Banca d’Inghilterra dovrebbero rafforzare i rispettivi programmi di allentamento quantitativo nel corso dei prossimi mesi, ed anche la Federal Reserve potrebbe seguirne l’esempio, considerando che le aspettative di inflazione non sono aumentate significativamente. Inoltre, l’azione delle banche centrali ha consentito ai mercati obbligazionari, compresi quelli degli spread di credito, di mantenere una buona dinamica, che crediamo possa proseguire. Continueremo a monitorare i rendimenti dei Treasury nel caso di un’ondata democratica, ma pensiamo che rimarranno contenuti.

Nel complesso, restiamo positivi sugli asset rischiosi a medio termine, anche se la volatilità potrebbe persistere nel breve periodo. Il sentiment era diventato più ottimista per quanto riguarda le misure di stimolo fiscale, ma ha registrato nuovamente una flessione, fornendo un supporto tecnico. I livelli di liquidità restano elevati. La stagione di pubblicazione dei risultati del terzo trimestre è stata positiva finora, ma le prospettive per il 2021 saranno determinanti per i mercati, e potremmo assistere ad una differenziazione fra Stati Uniti ed Europa legata all’impatto del coronavirus. In Europa, occorrerà una maggiore fiducia nella ripresa economica per sostenere la regione. Infine, le prossime settimane potrebbero rivelarsi complesse, ma la volatilità legata alle elezioni tende ad essere temporanea e noi puntiamo lo sguardo sull’orizzonte.
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Azioni

La volatilità pre-elettorale si è concretizzata e potrebbe perdurare un po’ più a lungo, ma la nostra prospettiva a medio termine rimane positiva. Il risultato delle elezioni della prossima settimana potrebbe avere un impatto importante sulle politiche americane nei prossimi anni, ma pensiamo che i fattori di supporto dei mercati azionari perdureranno.

In effetti, l’avvio della quarta fase dello stimolo fiscale americano è ormai certo, anche se dovremo attendere il mese di febbraio 2021. Il sostegno delle banche centrali non rappresenta forse più un fattore di supporto supplementare, ma mantiene una base. La liquidità resta elevata e il posizionamento di mercato si è ridotto, riportandosi su livelli più “bearish”. In effetti, un’“onda blu” porterebbe con sé livelli importanti di spesa pubblica, ma negli ultimi giorni la fiducia in questo risultato si è attenuata, sebbene questo rimanga lo scenario più probabile secondo i sondaggi.

In Europa, le nuove misure di confinamento, anche se più limitate, hanno fatto aumentare notevolmente la preoccupazione per la pandemia. Per contro, crediamo che i timori attorno al coronavirus negli Stati Uniti siano eccessivi: non ci aspettiamo infatti un lockdown su vasta scala, e la crescita ha mostrato una buona tenuta nonostante l’aumento dei contagi. Pertanto, pensiamo che occorrerà ritrovare una maggiore fiducia nella ripresa prima che l’Europa possa beneficiare del "trade della riapertura": solo così i mercati europei potranno recuperare terreno rispetto ai listini statunitensi. Inoltre, i paesi asiatici emergenti dovrebbero beneficiare di una solida crescita dell’economia cinese e di una buona gestione della situazione sanitaria.

Obbligazioni

La sconnessione tra i rendimenti sovrani europei e statunitensi è proseguita anche ad ottobre: i rendimenti dei Bund tedeschi sono diminuiti, mentre quelli dei Treasury statunitensi sono aumentati in previsione di un’“onda blu” e dell’espansione fiscale associata ad una vittoria democratica. La recente volatilità ha contenuto il rialzo dei rendimenti statunitensi, ma questo divario tra le due regioni dovrebbe perdurare, alla luce del continuo deterioramento della situazione sanitaria, e quindi delle prospettive di crescita, in Europa, mentre gli Stati Uniti mostrano una buona tenuta.

Inoltre, nell’ipotesi di un’onda blu, i rendimenti statunitensi potrebbero registrare ulteriori rialzi, anche se a nostro avviso l’azione della Federal Reserve, o la sua potenziale azione, dovrebbe contenerne il rialzo.

Nel complesso, pensiamo che la calma relativa dei mercati obbligazionari dovrebbe persistere, e continuiamo a preferire il credito societario, anche se nel breve termine gli spread potrebbero muoversi lateralmente. In effetti, gli spread hanno resistito alla volatilità dei mercati azionari, dando prova di una certa resilienza. Rimaniamo più prudenti nei confronti dei titoli high yield, poiché l’entità dei danni causati dalla crisi non è ancora nota e il rischio di default resta elevato anche per il 2021.

Continuiamo a vedere opportunità interessanti nell’universo del debito corporate in valute forti dei mercati emergenti, in ragione di una potenziale contrazione degli spread. Tuttavia, alla luce della difficile situazione riscontrata in molti paesi, è fondamentale adottare un approccio selettivo.

Valute

Le recenti incertezze hanno prolungato i guadagni del Dollaro, anche se crediamo che il rialzo possa essere relativamente limitato, data la nostra previsione di una progressiva ripresa della propensione al rischio. Tuttavia, i timori legati al coronavirus e alla crescita in Europa fanno ipotizzare un rafforzamento dell’Euro più limitato del previsto. La volatilità della Sterlina dovrebbe proseguire, parallelamente ai negoziati sulla Brexit. Le valute dei mercati emergenti dovrebbero beneficiare di un Dollaro più debole, ma persistono i rischi specifici.

Materie prime

I prezzi del petrolio restano sotto pressione, in un contesto in cui le prospettive di crescita si stanno deteriorando parallelamente alla situazione sanitaria. È probabile che la domanda rimanga debole ancora per qualche tempo, ma alla fine dovrebbe riprendersi sulla scia del miglioramento delle prospettive di ripresa. Il perdurante eccesso di offerta potrebbe continuare a frenare i prezzi, ma ci sono margini di rialzo. In un contesto caratterizzato da bassi rendimenti reali, da aspettative di inflazione a medio termine e dai programmi di allentamento quantitativo delle banche centrali, ci aspettiamo che la domanda di oro resti solida, nonostante l’attuale pausa.

Strategie alternative

Gli asset alternativi hanno sempre un posto nei portafogli, in quanto siamo alla ricerca di strategie di decorrelazione e diversificazione a completamento delle asset class tradizionali. Crediamo che anche le attività reali possano contribuire a generare proventi in un contesto di rendimenti più bassi più a lungo.
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