Il tempo per un "mondo a +2°C" si sta esaurendo
È il momento che gli investitori rivalutino l’impatto dei propri investimenti ESG. I fondi a gestione passiva non rispondono a questa esigenza, considerando che la maggior parte degli indici rappresenta un’economia in linea con uno scenario di innalzamento della temperatura terrestre di 4,5°C - 5,5°C. Solamente una gestione attiva attenta ai cambiamenti climatici può ridurre il rischio a lungo termine, incoraggiare l’innovazione e creare nuove opportunità in un’economia in transizione.

Gli investitori non possono più guardare alle strategie e agli indici esistenti rappresentativi della “vecchia” economia. In un contesto di transizione verso la “nuova” economia, questi strumenti non sono più sufficienti.

Come punto di partenza fondamentale ed abilitante, in questo contesto di transizione, è essenziale individuare una metodologia robusta ed affidabile per misurare l’impatto in termini di emissioni di CO2. Manuel Coeslier, Equity Portfolio Manager di Mirova, società di gestione specializzata in investimenti responsabili, è anche membro del Gruppo di Esperti di Finanza Sostenibile della Commissione Europea, incaricato di sviluppare dei metodi standardizzati di misurazione in tale ambito.

Il problema è che le opinioni su quale sia la migliore metodologia per misurare l’impatto del carbonio sono divergenti. E in assenza di un accordo universale, molti gestori applicano filtri ESG che considerano le società individualmente e non tengono conto del loro intero modello di business.

All’inizio dell’anno, Mirova ha rivelato la sua nuova “metodologia per l’impatto sul clima”, che valuta l’allineamento di un portafoglio agli scenari climatici in base al calcolo delle emissioni di gas serra, sia indotte che evitate, su un intero ciclo di vita. Tale metodo va oltre le emissioni dirette e quelle legate al consumo di energia per determinare la carbon footprint complessiva di una società, includendo anche le emissioni evitate grazie ai prodotti e alle attività delle aziende rispetto ad uno scenario di riferimento.

È un grande passo avanti sul cammino verso l’individuazione di un metodo di misurazione comunemente accettato, e fornisce una tabella di marcia per riorientare gli investimenti, come Manuel Coeslier spiega più dettagliatamente di seguito.

Cosa ha fatto emergere l’esigenza di sviluppare una nuova metodologia per misurare l’impatto di carbonio?
Dallo storico Accordo di Parigi (COP21) di dicembre 2015, le principali istituzioni in tutto il mondo hanno cercato di comprendere più chiaramente il legame tra i propri portafogli di investimento ed i cambiamenti climatici. Un compito non facile.

Se la "carbon footprint" è oggi un concetto in qualche modo acquisito, la misurazione dell'impronta ecologica di un portafoglio di investimenti è rimasta una scienza inesatta. Non esiste un modo chiaro od accurato per includere gli impatti negativi e positivi che le società possono avere, né solidi criteri di considerazione dell’intero modello di business di un’azienda.

Alcuni si basano unicamente sulle emissioni dirette e su quelle associate al consumo di energia da parte dell'azienda. Altri metodi non considerano i benefici a livello dei prodotti, non includendo misure come le emissioni evitate.

Non essendo soddisfatti dei metodi esistenti, abbiamo deciso di avvalerci della collaborazione di esperti per sviluppare una metodologia innovativa che potesse calcolare sia le emissioni indotte sia quelle evitate nell’arco di un ciclo di vita. Questi dati si traducono quindi in un indicatore dello scenario climatico a livello di portafoglio, che ci aiuta a comprendere gli impatti relativi delle nostre strategie e fornisce una tabella di marcia per riorientare gli investimenti.

Cosa rivela la vostra ricerca riguardo all’attuale situazione delle società?
Innanzitutto occorre chiarire che, semplicemente, gli indici relativi all’economia mondiale od europea, come l’MSCI World o lo Stoxx 600, non sono allineati con le esigenze di ambiziosi scenari climatici. La maggior parte degli indici rappresenta infatti un’economia che condurrà ad un innalzamento della temperatura media mondiale di 4,5°C - 5,5°C, con gravi effetti negativi nel prossimo futuro.

I settori più esposti ai cambiamenti climatici (energia, risorse, edifici, mobilità) rappresentano una percentuale sostanziale dei principali indici. Le grandi società operanti in questi settori non hanno ancora sviluppato soluzioni innovative adeguate che possano compensare la loro presenza in un’economia basata sui combustibili fossili ed il loro contributo ad essa.

Ciò riflette in larga misura la ricchezza dei grandi gruppi industriali in seno all’economia mondiale quotata in borsa. Di conseguenza, i fondi a gestione passiva che replicano gli indici tradizionali sono in linea con la “vecchia” economia, invece di compensarla con la “nuova” economia a basse emissioni di carbonio o efficiente in termini di emissioni di CO2.

In breve, occorrerà probabilmente molto tempo prima che gli indici si allineino all’obiettivo di contenere l’innalzamento della temperatura media mondiale a 2°C. Gli investitori attenti ai cambiamenti climatici che intendono ridurre il proprio impatto ambientale e contribuire in misura più significativa alla transizione energetica non possono semplicemente permettersi di replicare i principali indici

In che modo avete utilizzato questa nuova metodologia in Mirova?
Abbiamo lavorato per migliorare l’impatto di carbonio delle nostre strategie, riducendo le loro emissioni indotte e migliorando simultaneamente il loro contributo al risparmio di emissioni, al fine di allinearci con l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura terrestre a 2°C, senza tuttavia penalizzare la performance. Oggi, i nostri fondi azionari consolidati sono compatibili con uno scenario di innalzamento della temperatura globale di 1,5°C, rispetto ai 2,9°C di due anni fa.

Abbiamo raggiunto questo risultato andando oltre ciò che appare ovvio nella ricerca di opportunità di investimento, quindi non soltanto fra i produttori di impianti per le energie rinnovabili, ma anche lungo l’intera catena del valore dell’energia rinnovabile e fra le soluzioni di efficientamento energetico. E non soltanto le grandi aziende presenti negli indici, ma anche società a media capitalizzazione con solidi modelli di business che propongono soluzioni innovative.

Grazie a questa gestione attiva e attenta ai cambiamenti climatici delle strategie diversificate e tematiche, Mirova ha migliorato notevolmente l’impatto sul clima dei suoi investimenti e, conseguentemente, la sua esposizione ai rischi e alle opportunità associati, il tutto nell’ottica di generare una performance sostenibile e di lungo periodo.

Sappiamo come creare più accuratamente portafogli neutrali sul piano delle emissioni di carbonio o a bassa emissione di CO2, e comprendiamo più approfonditamente le dinamiche delle società impegnate a compensare la propria carbon footprint al fine di migliorare l’impatto complessivo sul clima. Grazie alla solidità della nostra metodologia, è oggi possibile misurare l’impatto sul clima dei nostri portafogli di investimenti con un certo margine di sicurezza.

Inoltre, stiamo sviluppando una strategia che va oltre l’obiettivo di una bassa impronta ecologica. Si avvarrà della nostra metodologia per l’impatto di carbonio, dell’analisi del ciclo di vita e di un approccio di gestione attivo per far leva su una strategia innovativa neutrale in termini di emissioni di CO2, che consente di compensare il livello complessivo delle emissioni indotte del portafoglio con un risparmio di emissioni di carbonio. Riteniamo che le strategie a gestione attiva attente ai cambiamenti climatici rappresentino oggi le sole soluzioni d'investimento in linea con un “mondo a +2°C”.
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