Limitare a 2°C, o anche meno, l’aumento della temperatura globale è un obiettivo primario delle Nazioni Unite, delle aziende e dei governi in tutto il mondo, che si riflette anche nelle decisioni di asset allocation di un numero crescente di investitori.

Le temperature elevate e gli eventi meteorologici estremi stanno probabilmente inducendo alcuni investitori ad inserire in portafoglio investimenti allineati con la tutela dell’ambiente. Tuttavia, secondo il Natixis Investment Managers ESG Cross-Survey Report,1 un altro elemento trainante di questa tendenza sembra essere la consapevolezza che i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) possono dare impulso alla performance. Lo studio dimostra che gli aspetti ambientali dell’ESG sono prioritari per gli investitori, i quali desiderano che i propri investimenti contribuiscano alla soluzione di gravi problematiche ecologiche, come l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la transizione energetica. In effetti, il 73% dei risparmiatori intervistati ha dichiarato che sarebbe più propenso ad investire in un fondo con un’impronta ecologica migliore rispetto ad altri prodotti.

In questa intervista Samantha Stephens, un’analista di Mirova, società del Gruppo Natixis specializzata in investimenti sostenibili, condivide il proprio punto di vista sugli investimenti che favoriscono la transizione verso un mondo a basse emissioni di carbonio, generando al contempo rendimenti competitivi.

Cosa si intende innanzitutto per “scenario 2°C”?
La temperatura globale è già aumentata di circa 1°C dalla Rivoluzione Industriale. Ciò è dovuto al fatto che abbiamo bruciato enormi quantità di combustibili fossili, vale a dire il carbonio rimasto immagazzinato per milioni di anni nella crosta terrestre. L’estrazione dei combustibili fossili e il loro successivo utilizzo hanno prodotto grandi quantità di anidride carbonica, un gas effetto serra che causa il riscaldamento dell’atmosfera terrestre.

"Scenario 2°C" si riferisce a un aumento della temperatura di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Secondo il consenso internazionale, è il limite entro cui occorre mantenere le emissioni se vogliamo assicurare una sostenibilità nel tempo per gli esseri umani e per il pianeta. È un obiettivo ambizioso. Per contribuire al suo raggiungimento, in Mirova abbiamo rivisto l’approccio di investimento di tutti i nostri portafogli, allineandolo con un innalzamento della temperatura globale inferiore a 2°C.

Quali aspetti occorre sottolineare esaminando il tema dei cambiamenti climatici dal punto di vista del rischio?
Gli investitori che desiderano incorporare nei loro investimenti sia le opportunità sia i rischi legati ai mutamenti climatici, devono considerare due tipi di rischi. La prima categoria è costituita dai rischi fisici legati al cambiamento del clima, come i disastri naturali o l’innalzamento del livello dei mari. Questi eventi possono avere un impatto finanziario negativo se causano danni alle strutture di un’azienda o interruzioni della sua catena di fornitura

I progetti di adattamento ai cambiamenti climatici aiutano le comunità, le società o gli asset a reagire meglio e ad adattarsi agli effetti fisici di questo fenomeno. Investire in questo tema è sicuramente necessario, ma per farlo occorre una buona comprensione del contesto locale.

Il secondo tipo di rischio è il rischio di transizione, legato a cambiamenti non pianificati. Per esempio, una regolamentazione più rigorosa volta a contrastare i mutamenti climatici potrebbe rendere gli asset legati ai combustibili fossili meno competitivi di quanto non siano oggi. In sostanza, occorre cominciare ad investire al più presto per mitigare i cambiamenti climatici e ridurre il rischio di transizione. Dal punto di vista degli investitori, ciò significa investire direttamente in società che offrono soluzioni per un mondo a basse emissioni di carbonio.

Quali investimenti privilegia Mirova, nell’ottica di un mondo a basse emissioni di carbonio?
Innanzitutto, diamo la priorità agli investimenti nell’energia pulita. Nel settore dei servizi di pubblica utilità, la sostituzione dei combustibili fossili con fonti di energia rinnovabile, tramite l’installazione di impianti eolici o solari piuttosto che a carbone o a gas, è uno dei modi più diretti per contrastare i cambiamenti climatici. Questo approccio appare sensato non soltanto in termini climatici: in molte aree le fonti di energia rinnovabile stanno infatti diventando sempre più competitive o persino più convenienti dei combustibili fossili.

Inoltre, investendo in energia elettrica a basse emissioni di carbonio, anche i veicoli elettrici diventano una soluzione più fattibile nella lotta ai mutamenti climatici, poiché si riduce l’intensità di carbonio del mix elettrico. Un’altra opportunità è la sostituzione degli impianti di riscaldamento a gas con pompe di calore o con impianti di riscaldamento elettrici decarbonizzati. Anche l’efficienza energetica può ridurre le emissioni. Nei settori in cui le materie prime rappresentano una quota preponderante dei costi, la riduzione dei costi ha già condotto a molti miglioramenti in termini di efficienza. Tuttavia, ci sono ancora opportunità per aumentare l’efficienza energetica degli edifici, per esempio tramite sistemi di isolamento termico più efficaci.

Quale tipo di ricerca è richiesto per identificare opportunità significative?
L’analisi dell’impatto dei cambiamenti climatici sulle società si concentra prevalentemente sull’impronta ecologica delle aziende. Le emissioni “Scope 1” comprendono unicamente le emissioni dirette, prodotte dalla società nei propri siti. Le emissioni “Scope 2” provengono invece dall’energia elettrica e dal calore acquistati dall’azienda, ad esempio per far funzionare i macchinari. Le emissioni “Scope 3” includono tutto il resto, come le emissioni prodotte dall’estrazione delle materie prime, dal trasporto, dall’uso dei prodotti e dal loro smaltimento.

In Mirova siamo convinti che occorra tenere conto di tutte queste emissioni (Scope 1, 2 e 3) per identificare significative opportunità di investimento legate ai cambiamenti climatici. Se non si considerano le emissioni Scope 3 per le società operanti nel settore del petrolio e del gas, per esempio, non si tiene conto dell’uso che esse fanno dei prodotti, che rappresenta l’85% del loro contributo totale al cambiamento climatico.

Crediamo inoltre che sia importante considerare le emissioni "evitate", vale a dire la quantità di carbonio che sarebbe stata emessa se non fosse stato per i prodotti o le attività di una società. Questo aspetto è utile per identificare le aziende che offrono soluzioni a basse emissioni di carbonio.

In che modo gli investitori privati possono contribuire a contrastare i cambiamenti climatici?
Un’opzione interessante, per gli investitori privati, è rappresentata dai Green Bond. Questi titoli offrono potenzialmente gli stessi vantaggi delle obbligazioni tradizionali a livello di portafoglio,a cui si aggiungono benefici ambientali. Sono strutturati come qualsiasi altra obbligazione, ma l’investimento dei proventi dell’emissione deve essere direttamente collegato a progetti green, come le fonti di energia rinnovabile, la mobilità pulita o progetti di uso sostenibile del suolo. Ciò li rende particolarmente interessanti per gli investitori attenti all’ambiente: anche allocazioni relativamente modeste ai Green Bond possono determinare un miglioramento sostanziale del profilo climatico del proprio portafoglio di investimenti.

Aumento implicito delle temperature nei principali indici di mercato

Aumento implicito delle temperature nei principali indici di mercato
Fonte: Mirova e Carbone 4, 2018

1 Natixis Investment Managers ESG Cross-Survey Report si basa su: Natixis Investment Managers Global Survey of Individual Investors condotto da CoreData Research nel settembre/ottobre 2018, di cui 9.100 investitori di 25 paesi; Natixis Global Survey of Institutional Investors condotto da CoreData Research nel settembre/ottobre. 2018, di cui 500 investitori istituzionali in 28 paesi; Natixis Investment Managers Global Survey of Financial Professionals condotto da CoreData Research nel marzo 2018, di cui 2.775 professionisti finanziari in 16 paesi; Natixis Investment Managers Global Survey of Professional Fund Buyers condotto da CoreData Research in ottobre/nov. 2018, di cui 200 intervistati in 22 paesi.

2 Il Bloomberg Barclays MSCI Green Bond Index fornisce una misura ad ampio raggio dei titoli a reddito fisso globali emessi per finanziare progetti con benefici ambientali diretti secondo i criteri dei green bonds di MSCI ESG Research. I green bond sono principalmente investment-grade, o possono essere classificate da altre fonti quando i rating delle obbligazioni non sono disponibili. L'Indice può includere green bonds corporate, cartolarizzati, del Tesoro o di Stato.

3 L'S&P 500® Index è una misura ampiamente riconosciuta della performance del mercato azionario statunitense. Si tratta di un indice non gestito di 500 società scelte per dimensione del mercato, liquidità e rappresentanza del gruppo industriale, tra gli altri fattori. Misura anche la performance del segmento a grande capitalizzazione del mercato azionario statunitense.

Mirova è gestita negli Stati Uniti attraverso Mirova US LLC.

Bloomberg Barclays Global Aggregate Bond Index fornisce una misura ad ampio raggio dei mercati globali del reddito fisso investment-grade. Le tre componenti principali di questo indice sono gli U.S. Aggregate, l'Aggregato paneuropeo e gli Indici Aggregati Asia-Pacifico. L'indice comprende anche obbligazioni societarie Eurodollar e Euro-Yen, titoli governativi canadesi, titoli di agenzie e società, e titoli USD investment grade 144A.

I green bonds hanno lo scopo di incoraggiare gli investimenti sostenibili e sostenere progetti legati al clima e all'ambiente.

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