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Siamo nel bel mezzo del più grande rally guidato dal momentum dai tempi del boom tecnologico

giugno 24, 2026 - 8 min
Siamo nel bel mezzo del più grande rally guidato dal momentum dai tempi del boom tecnologico

I mercati azionari globali si trovano nel bel mezzo di un’ondata di momentum che si sta rivelando irresistibile per la maggior parte degli investitori. Negli ultimi due anni ha dominato una strategia tanto semplice quanto potente: acquistare ciò che sta già salendo e mantenere salda la posizione. Questa strategia ha generato rendimenti assoluti impressionanti, battendo sia gli investitori in indici passivi sia la maggior parte dei gestori attivi.

Tuttavia, cosa accadrà quando la musica finirà o cambierà? Sarà consentito agli investitori di uscire in modo ordinato, o assisteremo a una corsa frenetica verso le uscite, lasciando che siano i ritardatari a gestire il disastro? La storia suggerisce che quest’ultimo scenario sia il più probabile.

Questo è il dilemma che si trovano ad affrontare sia gli investitori privati sia quelli istituzionali. Come ha osservato Bill Nygren, CIO-US e Portfolio Manager di Harris | Oakmark, in un recente commento: “Molti dei vecchi detti di Wall Street presuppongono che i trend debbano prima o poi invertirsi... Ma gli ultimi anni si sono fatti beffe di questo consiglio, portando milioni di investitori a concludere che sia ormai superato e irrilevante”.

I dati sono impietosi. Come si può osservate nel grafico sottostante, una strategia focalizzata esclusivamente sull’acquisto di azioni statunitensi con i più forti rendimenti cumulati a nove mesi ha sovraperformato l’S&P 500 del 44% negli ultimi due anni solari.

 

Rendimenti del quintile a maggior momentum
Chart showing top momentum quintile returns versus S&P 500 Index over the past two calendar years
Fonte dati: Morningstar Direct al 31/12/2025. L’universo di riferimento per questa analisi è costituito da tutti i titoli azionari statunitensi classificati da Morningstar come mid-cap, large-cap o giant-cap. Il momentum è definito per ogni singolo titolo come il rendimento cumulato a 9 mesi con un ritardo di 1 mese (1-month lag). Il portafoglio del “quintile a maggior momentum” viene ribilanciato trimestralmente ed è ponderato in base alla capitalizzazione di mercato. Il portafoglio viene costruito su base trimestrale selezionando esclusivamente i titoli il cui punteggio di momentum rientra nel quintile superiore dell’universo di riferimento. Al fine di evitare il bias di senno di poi (hindsight bias), i titoli vengono selezionati dopo che il loro rendimento a 9 mesi si è realizzato e vengono mantenuti in portafoglio per i 3 mesi successivi, fino al ribilanciamento trimestrale successivo. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri. I grafici sono forniti esclusivamente a scopo informativo e non rappresentano la performance di alcuna strategia o prodotto di Harris | Oakmark.

 

Un eco storico: portata e anomalia

I parallelismi con la bolla delle dot-com della fine degli anni ’90 sono sorprendenti, come osserva Bill: “La bolla delle dot-com rappresenta senza dubbio il biennio più forte di sempre per il momentum, ma gli ultimi due anni si posizionano subito dopo. E se si aggiunge il 2023, gli ultimi tre anni cumulati si avvicinano moltissimo all’era delle dot-com”.

Le migliori performance biennali del momentum dal 1998 (non annualizzate)
Fonte: Harris | Oakmark, Morningstar Direct al 31/12/2025. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri.

 

L’ingannevole ripresa del Value nel 2026

I primi mesi del 2026 hanno visto un breve barlume di ottimismo per gli investitori value. L’S&P 500 è sceso di oltre il 4% nel primo trimestre di quest’anno, mentre il Russell 1000 Value è salito di oltre il 2%. Tuttavia, guardando un po’ più a fondo, la realtà appare più sfumata. I guadagni non sono stati trainati da un ampio riapprezzamento (re-rating) di società fondamentalmente a buon mercato, bensì dal fatto che i titoli con multipli più elevati all’interno dell’indice value sono diventati ancora più cari. La tendenza di fondo degli investitori a privilegiare titoli growth costosi e guidati dal momentum sembra quindi proseguire.

 

Performance dei titoli a basso rapporto P/E rispetto a quelli ad alto P/E nel Russell 1000 – 1° trimestre 2026
Chart showing performance of low versus high PE stocks in the Russell 1000 in Q1 2026
Fonte: Harris | Oakmark, FactSet. I costituenti del Russell 1000 Value sono suddivisi in quintili in base al rapporto P/E NTM (sui dodici mesi successivi) al 31/12/2025. Viene poi calcolato il rendimento totale medio per ciascun quintile nel periodo 31/12/2025 - 31/03/2026. Il grafico è fornito esclusivamente a scopo informativo e non rappresenta la performance di alcuna strategia o prodotto di Harris | Oakmark.

 

Sebbene ciò abbia reso questo trimestre un altro periodo frustrante per molti investitori value, è stato anche un trimestre ricco di opportunità per gli investitori attivi. La dispersione (la differenza tra i titoli con le migliori e le peggiori performance) è stata insolitamente elevata sia all’interno degli indici statunitensi che di quelli globali, creando condizioni ideali per i gestori focalizzati sulla selezione dei singoli titoli (stock picker).

 

Dispersione del rendimento totale: Indice S&P 500
Chart showing total return dispersion of S&P 500 Index quarterly
Fonte: FactSet al 31/03/2026. Lo spread P90–P10 mostrato rappresenta la differenza tra il 90° percentile e il 10° percentile del rendimento totale trimestrale tra i costituenti dell’Indice S&P 500. Ogni barra rappresenta un trimestre solare. I rendimenti a livello di singolo costituente provengono da FactSet PA3. La media storica è la media semplice dello spread trimestrale P90–P10 sull’intero periodo mostrato. Il grafico è fornito esclusivamente a scopo informativo e non rappresenta la performance di alcuna strategia o prodotto di Harris | Oakmark. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri.

 

Dispersione del rendimento totale: Indice MSCI World ex USA
Chart showing total return dispersion of MSCI World ex USA Index monthly
Fonte: FactSet al 31/03/2026. Per ogni mese, i costituenti per i quali sono disponibili i rendimenti vengono classificati in base al rendimento totale mensile e raggruppati in decili. Lo spread P90–P10 mostrato rappresenta la differenza tra il 90° percentile e il 10° percentile del rendimento totale mensile tra i costituenti dell’Indice MSCI World ex USA. La dispersione è calcolata come differenza tra il rendimento medio del primo decile e dell’ultimo decile (con equiponderazione). La media storica è la media semplice dello spread trimestrale P90–P10 sull’intero periodo mostrato. Il grafico è fornito esclusivamente a scopo informativo e non rappresenta la performance di alcuna strategia o prodotto di Harris | Oakmark. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri.

 

Il Portfolio Manager Mike Nicholas, che lavora al fianco di Bill Nygren, spiega: “Quando la dispersione diventa così ampia, ci permette di ruotare il portafoglio uscendo da titoli che si trovano vicini al nostro obiettivo di vendita per reinvestire in opportunità più interessanti, che scambiano a sconti più profondi rispetto alla nostra stima del valore intrinseco… lo scorso trimestre, data questa forte dispersione, abbiamo aggiunto il triplo del nostro numero abituale di titoli, un livello tra i più alti che abbiamo registrato in un singolo trimestre dai tempi del crollo delle dot-com”.

Mike e Bill hanno acquistato azioni in diversi settori; tuttavia, sono stati particolarmente attivi nel comparto del software, dove i titoli hanno subito forti e indiscriminate vendite a causa dei timori legati alla disruption da intelligenza artificiale. Il team di Harris | Oakmark ritiene che in molti casi questi timori siano esagerati, come spiega l’analista Jeremy Thames in questo recente articolo. Mike evidenzia che i titoli software scambiano ai loro rapporti P/E relativi più bassi almeno dal 1980, agli albori del settore (Microsoft ha debuttato sul Nasdaq nel 1986). Anche il team internazionale ha incrementato la propria esposizione ai titoli software a seguito delle vendite registrate nel corso del trimestre, sia avviando nuove posizioni sia incrementando quelle esistenti a prezzi inferiori.

Con il continuo successo dei titoli di momentum, la sottoperformance del value e l’elevata attività di negoziazione dei portfolio manager, i portafogli azionari statunitensi e globali di Harris | Oakmark scambiano oggi a valutazioni molto basse rispetto ai rispettivi benchmark. Alla fine di maggio, l’Harris Associates U.S. Value Equity Fund esprimeva un multiplo P/E pari a 11,5x, mentre l’Harris Associates Global Equity Fund registrava un multiplo P/E di 13,4 volte. Per contro, l’S&P 500 si attestava a 21,3x e l’Indice MSCI World a 19,5 volte.1

 

Gestire la corsa del momentum

Gli investitori azionari si trovano ad affrontare un problema. La forza travolgente del momentum non solo ha spinto le valutazioni delle aziende di maggior successo verso nuovi massimi, ma ha anche fatto sì che i portafogli di molti investitori siano sempre più concentrati su questi stessi nomi. Ciò è vero non solo per gli investitori passivi in indici statunitensi e globali, ma anche per coloro che hanno affidato i propri capitali a gestori attivi o quantitativi che offrono una parvenza di gestione attiva, pur differendo in realtà pochissimo dal proprio benchmark. Tuttavia, i gestori che non temono di distinguersi possono offrire agli investitori una reale diversificazione e l’opportunità di distribuire il rischio. Bill Nygren rileva che la correlazione della sua strategia con l’indice “è al livello più basso dai tempi della bolla delle dot-com”.

Il successo travolgente delle strategie di momentum spinge gli investitori ad abbandonare le proprie convinzioni e strategie di lungo termine. Eppure, la lunga storia di bolle e crolli del mercato funge da severo monito sui rischi associati al puntare tutto su un’unica strategia. Come afferma Bill: “Forse ‘questa volta è diverso’, ‘i maiali non finiranno al macello’ e ‘gli alberi cresceranno fino al cielo’. Ma se, come crediamo, ‘tutto ciò che sale deve prima o poi scendere’, allora siamo posizionati molto bene per il 2026 e oltre”.

1 Fonte: Harris l Oakmark, S&P 500, MSCI World, as of 31 May, 2026

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