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Perché l'oro è ancora una volta indispensabile nella gestione patrimoniale

marzo 04, 2026 - 3 min
Perché l'oro è ancora una volta indispensabile nella gestione patrimoniale

Zouhoure Bousbih
Emerging markets strategist

Oro: un mondo post-dollaro

Le tensioni politiche in America Latina, Medio Oriente e Artico continuano ad alimentare un ambiente globale fragile, rafforzando lo status dell'oro come bene rifugio (safe-haven asset). Tuttavia, il fascino del metallo prezioso va oltre la mera protezione dai rischi. Riflette una transizione più ampia nel potere monetario. Il dollaro statunitense si è affermato come valuta di riserva mondiale soppiantando la sterlina britannica – un processo durato quasi quarant'anni e che si è basato su un'accumulazione strategica di oro.

Prima della Prima Guerra Mondiale, il Regno Unito era il centro finanziario mondiale e le obbligazioni governative britanniche erano considerate l'asset più sicuro a livello globale. La sterlina era allora la valuta di riserva dominante. Gli Stati Uniti avevano accumulato ingenti partecipazioni nel debito sovrano britannico, pienamente integrati nel sistema finanziario prevalente. Tra il 1914 e il 1917, gli Stati Uniti divennero una potenza industriale e iniziarono a ridurre la loro esposizione al debito britannico a fronte di preoccupazioni relative al finanziamento dello sforzo bellico, convertendo volumi considerevoli di tali asset in oro e Treasury USA. A partire dal 1919, gli Stati Uniti emersero come il principale creditore mondiale, e il dollaro si affermò come il nuovo benchmark monetario internazionale.

La Cina sembra intraprendere una transizione comparabile. Ha gradualmente ridotto le sue partecipazioni in Treasury statunitensi, passando da 1.300 miliardi di dollari nel novembre 2013 a poco più di 600 miliardi di dollari nel novembre 2025. Contemporaneamente, la Banca Popolare Cinese ha significativamente aumentato le sue riserve auree, che hanno raggiunto un livello record e rappresentano ora quasi l'11% delle riserve totali – ancora al di sotto della soglia del 15% spesso citata come benchmark.

Più recentemente, le autorità di regolamentazione cinesi hanno incaricato le istituzioni finanziarie di limitare ulteriormente la loro esposizione ai titoli del Tesoro USA; un segnale chiaro dell'intenzione delle autorità di rafforzare la resilienza del proprio sistema bancario e ridurre la dipendenza dal dollaro. Pechino si sta preparando per un mondo in cui l'equilibrio monetario globale potrebbe essere fondamentalmente rimodellato.

 

Sébastien Thénard
Emerging market debt portfolio manager

Alla ricerca di indipendenza

Sebbene l'aumento dei prezzi dell'oro sia stato particolarmente notevole dal 2025, la quota – e pertanto il ruolo – dell'oro nelle riserve di valuta estera delle banche centrali dei mercati emergenti sta seguendo da tempo un notevole trend al rialzo (vedere grafico sottostante).

 

Central Bank Gold Holding
Central Bank Gold Holding
Source: IMF, Million Troy Ounces, December 2025

 

Questo percorso nelle partecipazioni auree è segnato da un importante punto di flessione nel 2008-2009, guidato da molteplici fattori che si sono amplificati durante la crisi finanziaria globale: la riduzione dei tassi da parte della Federal Reserve volta a sostenere l'economia, il deprezzamento delle valute dei mercati emergenti, episodi di crisi di fiducia interna, nonché tensioni geopolitiche acuite e, in alcuni casi, sanzioni imposte a Stati sovrani. Questi sviluppi hanno significativamente rimodellato le strategie delle banche centrali dei mercati emergenti, con l'obiettivo di accrescere la resilienza e raggiungere un maggiore grado di indipendenza dal dollaro USA.

Il secondo mandato di Donald Trump e gli shock innescati dalle sue decisioni politiche hanno solo rafforzato questo trend. Oltre all'aumento della quota d'oro nelle loro riserve, le banche centrali dei mercati emergenti stanno ora beneficiando anche di un significativo effetto prezzo.

Ciò è diventato uno dei pilastri fondamentali che sostengono la resilienza delle valute dei mercati emergenti e conferiscono alle banche centrali una maggiore autonomia nella conduzione delle loro politiche monetarie.

 

Stéphanie Bigou
Multi-asset portfolio manager

L'oro: un potente asset di diversificazione che aiuta a gestire il rischio

L'oro può essere analizzato a due livelli distinti per un investitore:

  1. Un asset puramente speculativo volto a massimizzare i profitti.
  2. Una componente strategica di diversificazione per ottimizzare lo Sharpe ratio.

Nel primo caso, il punto di ingresso è fondamentale. Oggi, proiettando il prezzo dell'oro sui suoi driver storici – offerta e domanda, tassi reali, dollaro USA, pressioni inflazionistiche, politica monetaria, propensione al rischio, incertezza politica – il fair value sembrerebbe più vicino ai 4.000 dollari per oncia piuttosto che ai 5.500.

L'oro appare sopravvalutato e il rischio di un pullback è elevato. Ciò non significa che il potenziale sia nullo: se i driver ciclici richiedono cautela nel breve termine, driver più strutturali come la frammentazione geopolitica e il crescente debito pubblico spingono a una maggiore diversificazione delle riserve ufficiali, allontanandole dai titoli di Stato. Questo cambio di paradigma potrebbe sostenere il prezzo dell'oro al di sopra del suo fair value storico nel lungo termine.

Nel secondo caso, l'oro viene utilizzato per gestire il rischio e la tempistica è meno critica. Studi sulla frontiera efficiente dimostrano che un'esposizione positiva all'oro può ottimizzare la coppia rischio-rendimento di un portafoglio diversificato, specialmente se l'oro viene abbinato al dollaro USA. L'obiettivo è circa il 7% per un profilo di rischio conservativo (volatilità inferiore al 5%).

Investire in oro e nel dollaro USA all'interno di un portafoglio offre protezione contro shock macroeconomici e/o sistemici e attenua la volatilità.

Può anche offrire un'alternativa credibile alle azioni quando l'ambiente rimane favorevole agli asset rischiosi, ma le valutazioni si trovano vicine ai livelli di fine ciclo, come è il caso oggi.

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